La potenza dell’immagine vuota

Libération

In questo periodo di produzione ipertrofica di immagini dove ognuno di noi ha la possibilità di produrne una con i mezzi disponibili, il loro senso si sta svuotando di importanza al pari della parola che viene ripetuta decine di volte, fino a perdere significato e percepirla come un suono disarticolato totalmente vuoto di sostanza. Nonostante ci siano saggi, studi scientifici e sondaggi che dimostrano la forza emotiva delle immagini, dimostrato dai fatti che i posts senza figure siano letti meno della metà di quelli accompagnati da foto, queste ci passano davanti agli occhi come un film senza che riusciamo a coglierne la vera sostanza, senza che noi le guardiamo con attenzione. In questo periodo di bulimia iconografica, il quotidiano francese Libération pochi giorni fa, in occasione di Paris Photo, il salone parigino dedicato alla fotografia, ha adottato un ‘iniziativa originale e coraggiosa: stampare il giornale senza foto sostituite da spazi bianchi, per denunciare la scarsa importanza rivolta al lavoro dei reporter. A prescindere dell’immensa gratitudine al giornale che ha cercato di sensibilizzare un fenomeno reale, la prima reazione è stata di smarrimento a non trovare “l’accessorio” a completare l’approfondimento scritto dal giornalista di turno, e da lì mi sono accorto che un’immagine apparentemente inanimata in realtà ha il suo peso nella struttura del giornale e, ancora di più, un peso notevole per veicolare le informazioni. Tranne un cieco, tutti sono in grado di capire una fotografia, anche un analfabeta.  È un peccato che uno strumento così importante sia sempre stato considerato, almeno in Italia, come un figlio di un Dio minore, e in questo periodo storico ulteriormente penalizzato dalle nuove tecnologie che illudono di poter fare qualunque cosa senza nessuno sforzo e ricerca preliminare, come se lo smartphone o tablet di turno fossero la risoluzione di tutti i problemi. Mi si potrebbe contestare la partigianeria del mio ragionamento dettato dalla paura di perdere una posizione acquisita negli anni precedenti. Pur ammettendo che una piccola percentuale potrebbe anche esserci, la mia riflessione è più rivolta a combattere la superficialità che certi strumenti alimentano, regalando la falsa convinzione che con lo strumento bello di ultima generazione si ottengano buoni prodotti. Sarebbe come dire che un cuoco cucina bene perché ha delle belle pentole, credo che nessuno possa condividere questa tesi. Attraverso il link allegato posto sotto l’anteprima potete vedere la copia in Pdf del giornale, date un occhio e ditemi che cosa ne pensate. Come sempre sono curioso di sentire le vostra opinione e aspetto i vostri commenti per una lunga discussione interessante.

liberation_20131114_14-11-2013

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